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martedì, 08 maggio 2007

Aldo Moro: un vuoto a perdere

Copertina Vuoto a perdere"Perché Aldo Moro? La questione della scelta dell'obiettivo da colpire è tutt'ora un problema che non trova d'accordo gli studiosi che da 26 anni si occupano del caso Moro. (...) L'attacco al cuore dello stato è l'evoluzione dell'esperienza fatta dalle BR nella prima fase della loro esistenza quando l'organizzazione si rese conto dello stretto legame esistente tra potere industriale e Stato". Inizia con questa domanda e queste considerazioni il nuovo viaggio nell'affaire Moro in Vuoto a perdere di Manlio Castronuovo (Besa Editrice), libro in uscita il 25 maggio, ma prenotabile sul sito www.vuotoaperdere.org già dal 9 maggio, anniversario del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani a Roma. E prosegue con altre domande cruciali e altrettanti tentativi di dare delle risposte o, almeno, di cercare degli elementi utili a chiarire una vicenda con molti lati ancora oscuri, nonostante i 29 anni trascorsi dalla vicenda e i cinque processi passati in giudicato.

Fra tante domande sulle quali il libro spinge il lettore a ragionare ce n'è una resa ancora più attuale dalla vicenda del rapimento e della liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo. "Lo scambio di prigionieri era praticabile? Dopo la prima fase del sequestro ed i primi tentativi di instaurare un dialogo politico con il suo partito e con il governo, fu lo stesso Moro a comprendere come la strada più praticabile era quella di giungere ad uno scambio di prigionieri". Aldo Moro voleva, quindi, trattare ma il governo, come si sa, adottò la linea della fermezza...

E' attraverso una snella struttura modulare a domanda e risposta che si presenta, quindi, questo nuovo libro che non vuole proporre l'ennesima tesi più o meno complottistica su questo caso centrale nella storia d'Italia. Il suo obiettivo è di essere un testo divulgativo non scritto in un linguaggio tecnico che aiuti il lettore ad avere tutte le informazioni essenziali sulla vicenda e a farsene un'opinione. La lucidità, la conoscenza del caso e la ferrea logica con cui Castronuovo, però, ricostruisce il tutto ne ha fatto un libro con risvolti a cui lo stesso Giovanni Pellegrino (presidente della commissione stragi) nella sua lunga indagine sul caso non aveva pensato. Ho sentito io stesso Pellegrino affermare questo in una conversazione privata subito dopo la lettura della bozza del libro. Credo sia per questo motivo che ha accettato di scrivere la prefazione del libro che sto recensendo. In quell'occasione (Fiera del libro di Campi Salentina, novembre 2005) Pellegrino tenne una conferenza per presentare il suo ultimo libro e affermò con chiarezza, tra l'altro, che l'onorevole Moro doveva essere liberato: era questa la palese intenzione del gruppo dei brigatisti che fu comunicata allo stesso rapito e da questi a sua volta alla sua famiglia in una delle sue lettere. Ma all'ultimo momento, come si sa, fu ammazzato. Fu una decisione che presero solo i brigatisti? Perché fu ucciso? Sono queste le  due domande centrali secondo me. E' a partire da esse che si deve ricostruire la rete di relazioni che ci furono nei 55 giorni della prigionia del presidente della DC: dal 16 marzo, giorno del rapimento, al 9 maggio 1978. Moro morto era meglio che Moro vivo. E' questa l'idea di chi ha pensato, deciso e organizzato il suo assassinio che, ripeto, non era previsto. Un vuoto a perdere, una bottiglia di vetro che non valeva la pena rendere... questo divenne Aldo Moro e da ciò prende il titolo questo libro.

"Vuoto a perdere" non è solo un libro ma è anche il titolo del sito Web dedicato dallo stesso Castronuovo al caso Moro: vuotoaperdere.org. Vi si possono trovare interessanti risorse e strumenti. Tra tutte segnalo le interviste e, tra queste, l'intervista a Giuseppe Ferrara, regista dei film: Il caso Moro, Cento giorni a Palermo, Giovanni Falcone, I banchieri di Dio. Segnalo anche la sezione degli articoli dove, tra l'altro, c'è un articolo in cui Agnese Moro parla di suo padre. Se ci si registra, poi, c'è a disposizione un archivio di documenti come, ad esempio, il memoriale di Aldo Moro, le lettere dalla prigione, la perizia balistica dell'agguato a via Fani. Strumenti che permettono la partecipazione degli utenti sono, poi, la possibilità di discutere con altri lettori su parti del libro, commentare articoli e interviste, porre nuove domande all'autore. Un progetto online per approfondire la conoscenza dell'affaire Moro e mantenersi aggiornati.
postato da: trofimov alle ore 08:16 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: recensioni, politica, attualità

Commenti
#1    09 Maggio 2007 - 11:10
 
C'è da aggiungere che, secondo la dichiarazione resa pubblicamente qualche anno fa dall'allora presidente del CSM, Moro, poche settimane prima del suo rapimento, si era lamentato con lui per la certezza che vi fossero delle infiltrazioni della CIA nelle Br, senza che vi fossero dichiarazioni ufficiali al riguardo, da parte del Governo USA a quello Italiano.
Fra i film citati, molto intrigante per le tesi che offre, basate sulla attenta lettura delle carte processuali e investigative, c'è da aggiungere anche Piazza delle Cinque lune di Renzo Martinelli , quello di Porzus e Vajont, che colloca un misterioso uomo in più in via Fani, alterando così la dinamica sempre data dei fatti, e spiegando alcune inconguenze altrimenti poco chiare. Martinelli segue la consolidata pista americana con infiltrato Moretti, che vede Moro diventare ingombrante e quindi da eliminare al momento in cui si avvicina a Berlinguer, per il famoso,ormai, compromesso storico. Il carteggio Moro ai compagni di partito e alla famiglia lo parrebbe quanto meno far sospettare, così come dubbi sollevano le accuse di aver abbandonato lo statista al suo destino, lanciate dalla famiglia a vari componenti della DC dell'epoca.
Che i brigatisti non volessero la morte di Moro, pare cosa piuttosto accertata da tempo: certamente egli era utile vivo. Così come pare accertato che in quegli anni, il livello di infiltrazione da parte di varie Intelligences, anche straniere, nelle organizzazioni sovversive nostrane le facesse parere degli autentici colabrodo. Si parlò per esempio degli Israeliani, che secondo alcune fonti, per un certo periodo sarebbero stati il braccio sporco degli americani...
chissà se sapremo mai davvero cosa successe...
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#2    01 Giugno 2007 - 17:36
 
SE POSSO DIRE LA MIA ONESTA OPINIONE RITENGO CHE DELL'AFFAIRE MORO NON SE NE VERRA' MAI A CAPO.ANCHE SE SONO PASSATI 30 ANNI IL MURO ERETTO STENTA A SGRETOLARSI,DI MEZZE VERITA' O DI VERITA' DI COMODO C'E NE SONO A IOSA MA LA VERITA' CON LA V MAIUSCOLA BEH CREDO LA SAPRANNO I NOSTRI POSTERI SEMMAI C'E LO DIRANNO O QUALCUNO NE VERRA' A CAPO,LA TELA DEL RAGNO E' STATA TESSUTA MOLTO MA MOLTO BENE.SONO D'ACCORDO MORO SI POTEVA SALVARE IN FONDO LE BR CHIEDEVANO LA LIBERAZIONE DI ALCUNI COMPAGNI DETENUTI NELLE CARCERI E IL RICONOSCIMENTO A LIVELLO POLITICO,LO SACMBIO SI POTEVA FARE ANZI FORSE ERA GIA' IN PROCINTO DI FARSI; SECONDO ME MORO SAREBBE STATO PORTATO DAL GHETTO EBRAICO, DOVE QUASI SICURAMENTE ERA LA SUA ULTIMA PRIGIONE,MOLTO PIU VICINO A VIA CAETANI...CON UN AUTO IN VATICANO E LIBERATO MA ALL'ULTIMO QUALCUNO,FORSE LA LOGGIA DI CRISTO IN PARADISO DETTE L'ORDINE DI FARLO FUORI,L'ALLEANZA ATALNTICA ERA IN PERICOLO,LA LOGICA DI YALTA HA AMMAZZATO MORO,MORO NEL COSIDETTO CARCERE DEL POPOLO AVEVA RIVELATO TROPPE COSE SCOTTANTI AI BR,TROPPI SEGRETI,COMPRESI L'ESISTENZA DI GLADIO ETC...BISOGNA ANCHE AGGIUNGERE UN’ULTIMA, MA NON PER QUESTO NON IMPORTANTE QUESTIONE:IL RUOLO SVOLTO DA MORO IN QUALITA’ DI MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI ITALIANO NELLE COMPLESSE VICENDE DEL PLURIENNALE CONFRONTO TRA PAESI ARABI E ISRAELE,TRA PALESTINESI E ISRAELIANI,TRA PAESI ARABI E STATI UNITI,ED INFINE TRA QUESTI ULTIMI E L’EUROPA IN RAPPORTO ALLA QUESTIONE ENERGETICA. SALTA SUBITO ALL’OCCHIO UN POSSIBILE ACCOSTAMENTO TRA MORO ED ENRICO MATTEI,ENTRAMBI IMPEGNATI A MANTENERE BUONI RAPPORTI CON I PAESI ARABI FORNITORI DI PETROLIO IN SITUAZIONI DIFFICILI,BENCHE’ CON APPROCCI DIVERSI PER QUANTO RIGUARDA LA COLLOCAZIONE ATLANTICA DELL’ITALIA.PROPRIO QUESTO SUO ATTEGGIAMENTO LO PORTERA’ INDUBBIAMENTE AD UN INEVITABILE SCONTRO CON GLI STATI UNITI.GRANDE E’ L’APERTURA DI MORO AI PAESI MEDIORIENTALI,DEI QUALI NON PUO NON RICONOSCERE LA GRANDISSIMA IMPORTANZA ECONOMICA E VERSO I QUALI PROIETTA L’ITALIA PER CONSOLIDARE IL SUO RUOLO DI PONTE TRA L’EUROPA E L’ORIENTE.CHI C'ERA VERAMENTE IN VIA FANI QUELLA MATTINA? UN SUPER KILLER, LE SOLE BR CON UNA PREPARAZIONE MILITARE DA FAR RIDERE,STRANE SEDUTE SPIRITICHE PER FAR USCIRE ALLO SCOPERTO QUELLO CHE GIA' SI SAPEVA DI VIA GRADOLI,FALSI RAPPORTI DA PARTE DEGLI UOMINI DEL COMMISSARIATO FLAMINIO NUOVO, RULLINI DELLE ISTANTANEE DI VIA FANI SPARRITI,VOLATILIZZATI NEL NULLA..ETC..ESISTEVA ESISTEVA ECCOME UNO STATO PARALLELO CHE IMPEDIVA LO SVOLGERSI DELLE INDAGINI,ESISTEVA ECCOME,LA P2 LA FACEVA DA PADRONA...MORO ERA SUL PUNTO DI ESSERE SALVATO MA......NON SI VOLLE. IL PERCHE' FORSE SOLO EVOCANDO IL SUO FANTASMA LO SAPREMMO...MEDITATE GENTE,MEDITATE...VOI MALEDETTI SIGNORI DEL POTERE.
utente anonimo

#3    01 Giugno 2007 - 21:46
 
Anonimo, una sola cosa: secondo la ormai negletta netiquette, cioè il galateo di Internet, scrivere in tutto maiuscolo equivale a urlare. Ora, magari era proprio quello che volevi fare, ma è certamnete vero che, al di là di considerazioni apparentemnete di scarsa importanza come il galateo, la leggibilità di un intervento, per di più lungo, in tutto maiuscolo diventa difficile. Insomma, se sblocchi le maiuscole, si è invogliati di più a leggere perché lo si riesce a fare senza fatica...
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#4    05 Giugno 2007 - 14:36
 
http://lo-sm

[..] Qualcuno era comunista Si può presentare un saggio che è una ferrea ricostruzione del caso Moro con brani e memorie degli anni '70? Ci proverò con alcune presentazioni a partire da sabato prossimo a Ceglie Messapica, in provinci [..]
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Nome: Giuseppe Vitale
Dopo aver studiato a Roma la storia della "gente che fa la storia" ho conosciuto il papà di tutte le maschere della commedia dell'arte: lo Zanni. Nel 2003 ho partecipato al film L'amore ritorna con la regia di Sergio Rubini. E poi, in un seminario, ho conosciuto Dario Fo. Nel 2005 mi sono laureato in lettere e l'anno dopo ho conosciuto la figura del clown. Ora mi esercito nell'improvvisazione teatrale. Come Trofimov, ne Il Giardino dei ciliegi, mi sento sbattuto dal destino ma con il presentimento della felicità futura.

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