giardinodeiciliegi

Tutto il mondo è il nostro giardino.
venerdì, 19 agosto 2005

La pubblicità sta morendo

Newsweek, il settimanale generalista più venduto al mondo, annuncia per la prima volta che salta un numero ad agosto a causa della mancanza di pubblicità. Lo rifersice Mario Pagliaro in un suo articolo. Gli spot non funzionano più e le grandi imprese hanno iniziato la fuga dalla televisione. Doveva succedere: nella società della comunicazione in cui i cittadini vengono bombardati senza sosta da immagini e suoni tutti tesi a stimolarne gli acquisti, le persone ormai sature di informazioni non reagiscono più agli stimoli se non a dosi sempre più insistenti e per questo fastidiose. Chi di noi, guardando la televisione, non approfitta della pubblicità per andare a fare pipì? Un "eretico" come Seth Godin da anni aveva avvisato del triste declino dell'interruption marketing.

Le vendite di Parmalat erano enormi eppure non pagava il latte ai fornitori ed è fallita per 14 miliardi di Euro, mentre Barilla affronta la più grave crisi dalla fondazione con la chiusura di impianti e licenziamenti che non lasciano sperare nulla di buono anche per la multinazionale italiana della pasta. La pubblicità è in agonia anche in Italia. Ma c'è qualcuno che se la passa peggio: il digitale terrestre, appena nato, è già morto. Come afferma Beppe Grillo: ""La tv è finita, il digitale terrestre è morto, serve solo per vedere il calcio che invece va cominciato a odiare".


postato da: trofimov alle ore 10:38 | link | commenti (7) | commenti (7)
categorie: advertising

Commenti
#1   19 Agosto 2005 - 14:33
 
É vero, la fuga dallo spot l'ho notata anche io.
Anzi: anche i miei nervi, per essere più precisi.
Essì! Perché se gli adverts sono diminuiti, i tempi sono gli stessi, pertanto l'effetto ridondanza raggiunge livelli da Cottolengo!
Byebye tv, è stato bello averti come matrigna.
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#2   21 Agosto 2005 - 22:46
 
la tv generalista declina, ma la tv specializzata, qualunque sia il mezzo (web, dtt..) vivra', magari senza pubblicità, ma con canone. pero' che centra parmalat? e basta citare beppe grillo! che è, un nobel per l'economia e qualsiasi cosa? :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente pondga

#3   22 Agosto 2005 - 09:41
 
Gentile autore,
ti comunichiamo che il tuo post, visibile all'indirizzo
http://liberoblog.libero.it/economia/bl1033.phtml ritenuto particolarmente valido (divertente!) dalla nostra redazione, è stato segnalato all'interno di LiberoBlog, il nuovo aggregatore blog di libero.it

Pensiamo che questo ti possa dare maggiore visibilità sul web e presumibilmente maggiore traffico sul tuo blog, in quanto Libero.it è visitato quotidianamente da milioni di persone.

Nel caso tu fossi contrario a questa iniziativa, il cui fine è quello di segnalare ai nostri lettori i contenuti più validi rintracciati nella blogosfera, ti preghiamo di segnalarcelo via e-mail chiedendo la rimozione del tuo post dal servizio. Procederemo immediatamente.
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Ringraziandoti per l'attenzione, ti porgiamo i nostri più cordiali saluti

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utente anonimo

#4   22 Agosto 2005 - 12:51
 
già da tempo si parla di morte della pubblicità morte della creatività ...insomma na strage. Verissimo putroppo! Ma anche vero che la colpa (da quello che emerge negli articoli letti) non è solo colpa dell'economia, quella dei numeri del petrolio e di zio Paperoni...ma è anche colpa di noi creativi, si noi creativi almeno parlo dell'italia (dico questo in virtù del fatto che ho lavorato molti anni all'estero come art director), siamo ptroppo legati all'idea che uno spot per essere visto debba avere una gran creatività fatta di fuochi d'artificio e bei personaggi dal carnet miliionario...insomma io noto che gli spot pubblicitari in italia da sempre sono legati a mega personaggi o a megaproduzioni, che fanno elevare i budget in maniera esorbitante. Ma che colpa hanno i creativi? Bene la colpa sta nel non pensare in piccolo...e non dico che il cervello si debba rimpicciolire nel creare...ma che si debba anzi aprire di più per trovare soluzioni più pratiche e dirette, con ovviamente un risultato maggiore di creatività. La sintesi per noi pubblicitari è l'anima di ogni struttura che va dallo spot alla campagna stampa. Bene proviamo a guardare gli spot anglosassoni o quelli brasiliani e spagnoli...fatti con pochi soldi ma che fanno ungran parlare e sorridere...abassiamo la cresta a cominciare da noi creativi. Questo è quello che penso dal punto di vista personale di "creativo". Quindi associare al rispetto per il pubblico ed alla marca, anche un pò di umiltà nel pensare le nostre belle campagne pubblicitarie. Michele
utente anonimo

#5   22 Agosto 2005 - 16:14
 
Sì, si tratta anche di questo, Michele. E ne parla sempre "Brutus" nella sua column mensile su Prima Comunicazione: i nostri spot sono mediocri perché è la mediocrità ad essere richiesta dalle imprese e dalle tv.

Ma se tu avessi una tua azienda di comunicazione e desiderassi comunicarla al pubblico, useresti la pubblicit su, diciamo, un giornale specialistico?

Pensi davvero che, se io possedessi un'azienda di yogurt, ricorrerei allo spot televisivo?

La pubblicità inizia ad essere associata negativamente alle imprese ed ai loro prodotti.

Non serve più.

Quello che serve, alle imprese come alle organizzazioni tutte, è la capacità di comunicare; e la voglia di metterla in pratica, questa capacità.

La produzione, dopotutto, è uno sperimentalismo. Se non sperimentiamo, che produzione è?

E' una produzione vieppiù peggiore.

Come quelle italiane.

Ma ti anticipo: se stai pensando a una comunicazione cha associ una virtù al prodotto; bé, questa è roba degli anni '80 che non incanta più nessuno.

Tornando allo yogurt, i bei paesaggi verdi con i prati e le mucche felici tipo "fattoria scaldasole" sono perfetti esempi di falsità: intesa come mancanza di autenticità.

E che ormai sono noti, e riprovevoli, a tutti.

Intendo proprio dire: comunicare. Spiegare. Dialogare. Dimostrare ed ascoltare.

Se il tema ti interessa; ovvero se hai interesse ad approfondirlo ti consiglio di venire a Palermo a frequentare il mio prossimo corso il 27 e il 28 settembre.

Scoprirai una città meravigliosa quanto sconosciuta; e frequentarai un corso realizzato con la stessa autenticità qui invocata.

"La fine della pubblicità - Comunicare l'impresa oggi" (Palermo, 27 e 28 settembre 2005).
http://www.p-ma.net/eventi/comunicazione_impresa.asp

Ciao!

Mario Pagliaro
utente anonimo

#6   22 Agosto 2005 - 16:15
 
Sì, si tratta anche di questo, Michele. E ne parla sempre "Brutus" nella sua column mensile su Prima Comunicazione: i nostri spot sono mediocri perché è la mediocrità ad essere richiesta dalle imprese e dalle tv.

Ma se tu avessi una tua azienda di comunicazione e desiderassi comunicarla al pubblico, useresti la pubblicit su, diciamo, un giornale specialistico?

Pensi davvero che, se io possedessi un'azienda di yogurt, ricorrerei allo spot televisivo?

La pubblicità inizia ad essere associata negativamente alle imprese ed ai loro prodotti.

Non serve più.

Quello che serve, alle imprese come alle organizzazioni tutte, è la capacità di comunicare; e la voglia di metterla in pratica, questa capacità.

La produzione, dopotutto, è uno sperimentalismo. Se non sperimentiamo, che produzione è?

E' una produzione vieppiù peggiore.

Come quelle italiane.

Ma ti anticipo: se stai pensando a una comunicazione cha associ una virtù al prodotto; bé, questa è roba degli anni '80 che non incanta più nessuno.

Tornando allo yogurt, i bei paesaggi verdi con i prati e le mucche felici tipo "fattoria scaldasole" sono perfetti esempi di falsità: intesa come mancanza di autenticità.

E che ormai sono noti, e riprovevoli, a tutti.

Intendo proprio dire: comunicare. Spiegare. Dialogare. Dimostrare ed ascoltare.

Se il tema ti interessa; ovvero se hai interesse ad approfondirlo ti consiglio di venire a Palermo a frequentare il mio prossimo corso il 27 e il 28 settembre.

Scoprirai una città meravigliosa quanto sconosciuta; e frequentarai un corso realizzato con la stessa autenticità qui invocata.

"La fine della pubblicità - Comunicare l'impresa oggi" (Palermo, 27 e 28 settembre 2005).
http://www.p-ma.net/eventi/comunicazione_impresa.asp

Ciao!

Mario Pagliaro
utente anonimo

#7   23 Agosto 2005 - 10:10
 
Buongiorno,

il mio primo commento è sulla tua prima riga, ebbene si hai ragione nel recriminare un pò sulle aziende. Anche se io credo che il problema a volte sorge da ambo parti e perchè.

Vorrei prima (senza vanità) dirti che sono più di ventanni che lavoro in pubblicità e che ho lavorato in differenti agenzie un pò in giro nel mondo.

Effettivamente la maggior parte delle imprese italiane ha una struttura arcaica dal punto di vista marketing e cioè della serie: "questa azienda l'ho creata io, io rischio, io conosco il mio mercato io io io....insomma sono quasi tutte aziende di stampo familiare". Bene queste sono le aziende orientate al padrun marketing...poi ci sono le aziende che hanno capito la neccessità di organizzarsi ed orientarsi al marketing, inserendo all'interno del proprio organismo degli uffici marketing e pubblicità. Ottimo! Tranne che il più delle volte i "managers" sono delle meteore...(meteore o mercenari, arrivano organizzano, disfano e fanno ma pensando di arricchire il loro bel curriculum...) insomma questa è l'altra realtà...

Allora diventa veramente difficile lavorare come agenzia pubblicitaria!

Come risolvere a mio parere questo gap?
Io credo nella dialettica e nella pazienza...e quindi come comunicologo educare il cliente...

...devo interrompere qui la "conversazione virtuale" mi tocca lavorare, a dopo... Michele
utente anonimo

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Chi sono

Utente: trofimov
Nome: Giuseppe Vitale
Dopo aver studiato a Roma la storia della "gente che fa la storia" ho conosciuto il papà di tutte le maschere della commedia dell'arte: lo Zanni. Nel 2003 ho partecipato al film L'amore ritorna con la regia di Sergio Rubini. E poi, in un seminario, ho conosciuto Dario Fo. Nel 2005 mi sono laureato in lettere e l'anno dopo ho conosciuto la figura del clown. Ora mi esercito nell'improvvisazione teatrale. Come Trofimov, ne Il Giardino dei ciliegi, mi sento sbattuto dal destino ma con il presentimento della felicità futura.

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