giardinodeiciliegi

Tutto il mondo è il nostro giardino.
venerdì, 27 luglio 2007

Dopo l'incendio gli affari

L'UDC della Regione Puglia vuole stanziare 12 milioni di euro per Peschici e la zona del Gargano danneggiata dall'ultimo incendio. Normale no? Dopo l'incendio i soldi, tanti soldi, quanti più soldi possibili. Altrimenti perché appicare incendi di questo tipo? Se non arrivassero soldi è quasi sicuro che gli incendi neanche ci sarebbero. Appiccare incendi è un business, c'è poco da fare. Un affare per almeno tre motivi:

1) per i soldi che vanno al rimboschimento con le fatture gonfiate;
2) per le nuove assunzioni nel corpo forestale dello stato;
3) per i nuovi edifici che vengono costruiti dopo i 10 anni di blocco edilizio.

Per 10 anni a seguito di un incendio,infatti, non si può costruire in una zona: una vera presa per i fondelli. Perché solo 10 anni e non invece una moratoria sulle nuove costruzioni per sempre?
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categorie: ambiente, news, economia, cronaca, costume
martedì, 10 luglio 2007

Pubblicità o Relazioni?

Hong Kong AdvertisingEsiste un signore che si chiama Mauro Lupi e che è il presidente di AdMaiora, una società con sede a Roma e uffici a Milano e San Francisco e che si occupa di pubblicità online: è un'azienda leader in Italia e tra le principali in Europa. Questo signore quando c'è la pubblicità in televisione si alza e va a fare la pipì oppure guarda le email, come ha scritto oggi. Io mi chiedo cosa fa allora quando trova la pubblicità su qualche sito internet... una sega? Di sicuro non si metterà a fare click su quei fastidiosi banner che ancora campeggiano su troppi siti. Uno dei più fastidiosi, ad esempio, è quello del giornale La Repubblica: qui addirittura prima di vedere un articolo ti devi sorbire dei secondi interminabili di pubblicità. Io i banner ormai li blocco con AdBlock Plus. Aaaaaaaahhhh come vorrei avere un'agenzia di pubblicità e guadagnare montane di soldi con una cosa morta e superata come la pubblicità. Ormai la gente la evita come la peste. E quei geni di pubblicitari che ti fanno? Le tentano tutte. Ad esempio ti bloccano  il tasto che impedisce di non registrare la pubblicità sul videorecorder. Ma chi ci fa più caso più all'advertising? E' troppo invasivo, ormai viviamo nella babele delle insegne, dei cartelloni, degli spot, dei banner, dei volantini....  Mi permetto due consigli per le imprese che vogliono sopravvivere:
1) siate il più discreti possibili e offrite contenuti in linea con gli interessi dei vostri clienti. Invece dei fastidiosissimi banner usate gli annunci contestuali come Adsense e LiveRail. Vi consiglio di leggere un articolo sull'online video advertising.
2) invece della pubblicità per comunicare sia all'interno dell'azienda sia all'esterno possiamo usare il ben più proficuo approccio del teatro aziendale. Ho letto una bella case history proprio stamattina.
postato da: trofimov alle ore 09:54 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: economia, blog, teatro, comunicazione, costume, advertising
martedì, 03 luglio 2007

La mappa del potere

La mappa del potere
Che connessione c'è tra la Valsoia, l'azienda alimentare italiana, famosa per il suo spot La natura di prima mano e la Piaggio, altra azienda che costruisce motoveicoli? Apparentemente nessuna. Ebbene un  consigliere della Piaggio, Franco De Benedetti, appartiene anche alla Compagnia Finanziaria De Benedetti. In quest'ultima Roger Abravanel lavora anche nel Marazzi Group spa. E Gianfranco Tomassoli è consigliere di quest'ultimo e della Valsoia appunto. In mezzo alle due aziende ci sono dunque solo due consigli d'amministrazione. Come faccio a saperlo? L'ho scoperto pochi minuti fa giochicchiando con la social network application della Caseleggio & Associati (il team di consulenti dello staff del blog di Beppe Grillo). Il risultato di questa mia navigazione tra i consigli d'amministrazione lo potete vedere sulla mappa che ho salvato online. E lo sapevate che sempre solo due consigli di amministrazione separano la Amplifon, che produce apparecchi per l'udito, da Fastweb, l'operatore di servizi di connessione? Potete vedere voi stessi i passaggi con un'altra mappa che ho salvato. Una bella applicazione, non credete? Un bel giocattolino per capire le scatole cinesi con cui è organizzato il sistema italiano dell'alta finanza e delle imprese, che è poi il sistema con cui Tronchetti Provera mantiene, con i debiti, il suo impero. Berlusconi è un pivello al confronto! Be' che aspettate? Andate a infilarvi anche voi in queste scatole cinesi, ne scoprirete delle belle.
postato da: trofimov alle ore 09:05 | link | commenti (12) | commenti (12)
categorie: politica, economia, controinformazione
lunedì, 18 giugno 2007

Il Commercio Equo e il morso della taranta

Tuttaunaltracosa 2007 - InternoSono andato a dare un'occhiata, ieri pomeriggio, a Tuttaunaltracosa - Solidaria, la fiera nazionale del commercio equo e solidale che quest'anno si è tenuta a Galatina (Lecce). Un bell'azzardo realizzare una fiera così di nicchia e che ha bisogno di essere allestita in grandi città per avere un po' di frequentatori in una piccola cittadina del Salento. L'impressione per me salentino, che ho fatto 75 km per arrivarci, è stata quella di chi si stava recando in un posto isolato, non agevole da raggiungere per via della cronica mancanza di segnaletica in tutto il Salento aggravata da alcuni lavori di rifacimento delle strade. Non oso immaginare cosa ha provato chi arrivava da più lontano. Eppure gli infaticabili operatori venuti dal centro, dal nord Italia e persino dall'estero erano lì con tutto il bagaglio di giustizia sociale che il commercio equo (CE) porta sempre con sé. E con tante merci da molte parti del mondo realizzate da lavoratori adulti (e non da bambini) e per cui ricevono il giusto compenso.
Questa è la seconda edizione  della fiera del CE al sud Italia che quest'anno è coincisa con la fiera nazionale. E quindi rispetto all'anno scorso c'erano molti più operatori e quindi oltre al padiglione interno la fiera si estendeva anche al piazzale esterno.
Tuttaunaltracosa 2007 - EsternoSono stato un po' lontano in quest'ultimo anno dal CE, a partire proprio dalla mia partecipazione alla edizione scorsa di Solidaria quando partecipai come espositore, tenni il mio spettacolo e tenni una lezione-spettacolo sulla decolonizzazione dell'immaginario collettivo. Me ne sono occupato, infatti, per qualche anno gestendo una Bottega del mondo e promuovendo incontri e iniziative. Ma spero di tornare ad occuparmi di educazione alla mondialità attraverso il teatro. Un'idea potrebbe essere  fare teatro con gli immigrati. Un'altra decolonizzare le menti e i corpi dei nostri ragazzi nelle scuole come ho già iniziato a fare. E continuare a raccontare la nostra cultura popolare, che ha tantissimo da dire. Non a caso ieri in fiera ho visto una riproduzione della cappella di San Paolo nella chiesa di Galatina dove le tarantate e i tarantati andavano a chiedere la grazia di essere liberati dal morso della taranta.
Riproduzione della cappella di San Paolo
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categorie: economia, pace, nonviolenza, consumo critico, commercio equo
giovedì, 31 maggio 2007

Non vi reggo più!

"La castità... nun te regghe cchiù! La verginità... nun te regghe cchiù! La sposa in bianco... nun te regghe cchiù! Il maschio forte... nun te regghe cchiù!" Non ce la faccio più a sentir parlare di Family Day! Basta! Chi ha fede ed è davvero devoto non va in strada a mostrar le chiappe chiare! "I ministri puliti... i buffoni di corte..." nun ve regghe cchiù! Clementa Mastella ha ragione Visco ci hai fregati. Ma non nel senso che ti sei preso più fondi come forse voleva dire Visco. Ci hai fregati perché hai cancellato da solo tutta Tangentopoli e hai riciclato Cirino Pomicino. "Ladri di stato e stupratori... il grasso ventre dei commendatori" non vi reggo più! Pedofili e adescatori di bambini... preti baciasantini... non solo non vi reggo più ma meglio sarebbe per voi non esser mai nati! "Portobello e illusioni / lotteria a trecento milioni / mentre il popolo si gratta / a dama c'è chi fa la patta"non ve regghe cchiuuuuuu! Endemol, non ce la faccio più. Programma dei pacchi, non ce la faccio più! Grande Fratello che metti in palio un rene... non hai dignità! "Mentre vedo tanta gente... che non c'ha l'acqua corrente...  e non c'ha niente... ma chi me sente" Politicanti di destra, di sinistra, di sinistra radicale, di sinistra sinistra, di sinistra insinistrata, di Lisistrata, di Epicuro, di cure ai malati, di santi imbalsamati, di partorienti lasciate sole, di sole a tutti, di cinque minuti meno la mezzanotte, di Giovanna Mezzogiorno, del sole attorno, del Posto al sole.... non vi reggo piuuuuuuu bastaaaaaaaaa. State a discutere chi è il leader del partito democratico, che è un aborto, che è nato morto e non vi rendete conto che la gente non c'ha nienteeeeee. Per forza perdete voti! Lo volete capire? Dove sei Moretti? Hai ragione: con D'Alema e Rutelli (e Mastella) perderemo sempre!

E poi cari italiani di merda non vi reggo più. E vedete che non sono io a chiamarvi così ma Oliviero Beha in un passaggio del suo nuovo libro riportato da Beppe Grillo nel suo ultimo post.  "L’Italia è una nazione con il buco dentro. Un vuoto che accompagna l’italiano dalla culla alla bara. Non se ne accorge neppure più. E sprofonda, sprofonda. Quando va all’estero non trova inceneritori, traffico, sporcizia, maleducazione, burocrazia, pregiudicati in Parlamento, impunità, tariffe dei servizi pubblici da strozzini. Non trova neppure Tronchetti Provera, Geronzi, Berlusconi e Andreotti. E questo lo fa stare meglio. Cambiato. Ma al rientro gli bastano cinque minuti per adeguarsi e diventare il solito italiano di merda." A proposito Beppe Grillo non ti reggo più! Non ce la faccio più. Ogni giorno mi fai stare male anche se hai sempre maledettamente ragione, tranne qualche volta quando anche tu prendi certi granchi! Ha ragione Crozza: non fai nemmeno ridere più, tu devi andare a parlare all'Onu.

E poi non reggo più i blog, non sopporto nemmeno il mio più, non ce la faccio più con i servizi online di annunci specializzati, mirati, diretti, iper-professionistici! Ma dove? Ma cosa? E che vi credete che abbiamo studiato tutti a Oxford con il master a Los Angeles? Stiamo colando a picco ma Dio ci guardi da Berlusconi e Fini! E pure da Veltroni il buono! Siamo messi male. E gli ultratrentenni come me con poco lavoro e pochi soldi sono in guerra con questo paese. "Resistenza! Resistenza! Resistenza!" E allora amore mio ti amo... che bella sei... vali per sei... ci giurerei... ma è meglio lei... che bella lei...vale per sei"
postato da: trofimov alle ore 10:06 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: citazioni, news, diario, economia, attualità
domenica, 06 maggio 2007

Le due chiavi per il successo

Athena"I più stupidi fanno più soldi e quelli intelligenti falliscono più spesso". Così Jacopo Fo commenta una ricerca dell'università dell'Ohio secondo la quale il quoziente intellettuale non è determinante per avere successo nella vita. Due sono i fattori che portano al successo gli stupidi mentre gli intelligenti falliscono, secondo Jacopo Fo. Il primo è la semplicità. Gli intelligenti, infatti, tenderebbero a realizzare progetti così tanto complessi da fallire. Gli stupidi invece farebbero dei progetti modesti e realizzerebbero una cosa per volta. Il secondo è l'intuito. Gli intelligenti tenderebbero ad analizzare, valutare e soppesare così tanto da essere sterili. Gli stupidi, al contrario, andrebbero "di pancia"  e quindi tendono a realizzare buoni affari grazie al loro intuito, al loro fiuto. Esempio di tutto questo, sempre secondo Fo, sarebbe la sinistra italiana così piena di artisti, cineasti, intellettuali eppure spesso incapace di attuare il suo grande potenziale.

Ulisse è il personaggio mitologico dell'intuito, del "fiuto" per eccellenza. La sua astuzia gli permette di trarre il più grande vantaggio possibile dalle circostanze e di sfruttarne l'orientamento favorevole. Non è certo uno che prima costruisce dei modelli e poi cerca di metterli in pratica. Non è uno di quei generali che schiera le truppe in battaglia come un geometra di cui parla Platone nella Repubblica. Questi due esempi sono tratti dal libretto Pensare l'efficacia di François Jullien (Laterza). E ci servono a capire la distinzione, di cui parla Jacopo Fo, tra gli "intelligenti" che pianificano in modo complesso e che falliscono e gli "stupidi" che sono degli opportunisti e che riescono ad avere successo. Esiste una terza via, complementare al fiuto e alla cultura del progetto e che è quella del non-agire, dell'intendere il processo come un processo e lavorare alla trasformazione piuttosto che alla pianificazione. E' questa la via dell'arte della guerra cinese, ad esempio. E che ritroviamo anche nel Tao the ching di Lao Tzu:

"Chi cerca l'erudizione,

ogni giorno aggiunge qualcosa.

Chi cerca il Tao,

ogni giorno toglie qualcosa.

(...)Conquisterai il mondo se lascerai

che ogni cosa segua il suo corso".

(Citato dalla traduzione di Claudio Lamparelli, Oscar Mondadori)

Chi segue la semplicità, quindi, è tutt'altro che stupido. Chi riesce a capire ciò che è essenziale si dimostra, invece, molto saggio. Perché riesce a trovare ciò che davvero conta, ciò che è naturale e compie tutto senza forzature. La semplicità, però, non è un punto di partenza ma di arrivo. Ci vuol tempo, per esempio, a scrivere una lettera semplice, come affermò una volta Kant. Ci vuol tempo, ad esempio, per realizzare un edificio semplice come ha avuto modo di dire ieri sera l'architetto Renzo Piano durante un'intervista a Rai Tre.

Oltre alla semplicità l'altra chiave per il successo sono le emozioni. Il quoziente intellettuale è responsabile solo per il 20% dei fattori che determinano il successo. Lo dicono, in modo autorevole, due professori dell'Università dell'Ohio in un loro articolo. E' un fatto: l'intelligenza, per quanto possa essere quella di un genio, da sola non basta. Qualcuno direbbe che ci vuole l'olio di gomito, la fatica, il lavoro come nella storiella che ho riportato ieri. Ma qui lo teniamo per scontato e ragioniamo, invece, sugli elementi di base per il successo nella vita, nel lavoro ecc. In inglese esiste un termine che è "smart" e che significa essere intelligenti, abili, furbi, brillanti, svegli, forti, rapidi, veloci. Un bel set di significati per una sola parola, vero? Come si fa ad essere "smart"? Ci vuole l'intelligenza emozionale: "It includes knowing what your feelings are and using your feelings to make good decisions in life" ( Essa racchiude la conoscenza di cosa sono le sensazioni e il loro utilizzi per prendere buone decisioni nella vita). Questa è la definizione di  "intelligenza emozionale" data da O'Neil e che io cito da un articolo di Nancy K. Recker. L'intelligenza emozionale è fondamentale per capire le nostre emozioni e utilizzarle al meglio per raggiungere le nostre mete nella vita. Quindi non è tanto un "andar di pancia" come si è affrettato a dire il caro Jacopo Fo ma un dialogo interno per controllare le nostre emozioni e empatia per capire e rispondere ai bisogni degli altri.

In conclusione per avere successo è necessaria un'armonia tra le nostre idee intelligenti e quindi le nostre capacità creative, di inventiva da una parte e la spinta propulsiva che può venirci dall'entusiasmo, dalla passione e dalle altre emozioni ben convogliate dall'altra.

postato da: trofimov alle ore 15:00 | link | commenti (20) | commenti (20)
categorie: citazioni, politica, economia
sabato, 05 maggio 2007

I manager della canoa

Italiani in canoa"Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini. Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivò il giorno della gara ciascuna squadra era al meglio della forma, ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro.

Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra.

Il top management decise che si sarebbe dovuto vincere l'anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema.

Il gruppo di progetto scoprì dopo molte analisi che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano.

In questa situazione di crisi il management dette una chiara prova di capacità gestionale: ingaggiò immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana.

Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c'erano troppe persone a comandare e troppe poche a remare.

Con il supporto del rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra.

Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei supervisori e uno ai remi.

Inoltre si introdusse una serie di punti per motivare il rematore: 'Dobbiamo ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilità'. L'anno dopo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri. La società italiana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro, ma nonostante ciò pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato.

La società di consulenza preparò una nuova analisi, dove si dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato.

Al momento la società italiana è impegnata a progettare una nuova canoa".



Non è difficile, credo, riconoscere in questa storiella i grandi manager come Giancarlo Cimoli o Tronchetti Provera, vero? Non è difficile, penso, capire come funziona il capitalismo italiano, no?

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categorie: citazioni, economia, satira, costume
sabato, 28 aprile 2007

La deriva malthusiana di Beppe Grillo

Questa mattina Beppe Grillo nel suo ultimo post predica la diminuzione della popolazione in Italia. A suo dire il fatto che il numero di abitanti della penisola si riduca a 50 milioni, ad esempio, non è un tabù. Questo perché ritiene che l'italia è satura di abitanti e che quindi invece di immigrati ha bisogno di flussi migratori verso paese come Canada, Svezia e Australia magari dove l'impronta ecologica  (il rapporto tra consumi e popolazione) è migliore della nostra. Che Beppe Grillo sia diventato malthusiano? Che si sia messo cioè a predicare metodi per il controllo delle nascite e magari a giustificare questa teoria demografica che finisice con il giustificare guerre e carestie e che dimentica sia le capacità creative dell'uomo sia la solidarietà? Confesso di essere sorpreso per questo post di Beppe  anche perché finisce con il giustificare la chiusura nei confronti degli immigrati, peggio di quanto hanno fatto Bossi e Fini.  Quel "comunista" di Giovanni Paolo II ce lo ha ricordato molte volte: il mondo ha risorse più che sufficienti per tutti. E se non siamo generosi, se non diamo la vita e se non accogliamo che ci stiamo a fare al mondo? A questo punto meglio sarebbe per noi estinguerci, come i dinosauri!
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categorie: ambiente, economia, consumo critico
mercoledì, 15 novembre 2006

La rivoluzione di Olivetti

Olivetti

Che fine ha fatto l'Olivetti si chiede Beppe Grillo nel post di oggi. Il suo fondatore costruì una città a misura d'uomo, anticipò le conquiste sindacali e passava la domenica con i suoi operai, ricorda Grillo. Se l'azienda è morta bisogna celebrarne i funerali, chiosa il comico genovese. Ma come morta? Corro a vedere il sito e cerco di capire se esiste ancora e cosa fa. Pare che produca stampanti. Cerco di capirne di più sulla sua storia ma nelle pagine dell'azienda ci sono le solite chiacchiere sulla mission, sul profilo, ecc. Chiedo allora aiuto a Laura Curino che ha realizzato proprio uno spettacolo su Olivetti con la regia di Gabriele Vacis. La scheda dello spettacolo parte con l'elogio delle colonie estive della Olivetti, definite come un paradiso terrestre. Prosegue poi con la descrizione di uno dei migliori prodotti tecnologici di tutto il Made in Italy: la "lettera 22". Conclude raccontando di un tizio che parla di come si fanno i soldi: con la finanza. Eureka! La Finanza! Non ci vuole una laurea per capire che è il mondo della finanza che ha rovinato le imprese. Proprio oggi apprendo, ad esempio, dell'ennesima grande azienda in dissesto finanziario: Trenitalia.

"Ivrea al tempo di Adriano (figlio di Camillo il fondatore, n.d.r.) era un luogo di aria e di luce" dice la Curino in un'intervista. E ancora: " a chi entrava in fabbrica non veniva chiesto di lasciare il cervello e le emozioni a casa". Con un brutto termine chiamaremo tutto questo "capitale umano". Nella Olivetti l'azienda erano gli uomini, non i soldi o, peggio ancora, i debiti. E i lavoratori si sentivano di certo motivati, valorizzati, gratificati. E' questa la rivoluzione creativa che l'imprenditore porta con sé - secondo Schumpeter - nel caso degli Olivetti padre e figlio. Se oggi ci fossero ancora questi due la loro azienda non solo sarebbe un modello di comportamenti per l'ambiente e i diritti ma soprattutto operai, dirigenti, quadri aziendali davvero sarebbero una bella squadra piena di idee e progetti.
postato da: trofimov alle ore 12:09 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: recensioni, news, economia, teatro
sabato, 21 gennaio 2006

Siamo uomini o caporali?

Locandina del film di Totò

Ci sono caporali che sfruttano le braccianti agricole?

In un'azienda ci sono lavoratori in nero? O sottopagati?

Un'impresa produce alimenti o altri beni senza rispettare l'ambiente o la salute dei cittadini?

Ora, chi meglio dei vicini di casa, dei frequentatori dei bar cittadini, di tutti noi in definitiva può conoscere queste situazioni?

E' appunto su un sistema di certificazione basato sulla partecipazione di comuni cittadini che alcune province dell'Emilia Romagna hanno basato il progetto dei "monitori". I monitori sono comuni cittadini appartenenti, per esempio, ad associazioni di consumatori, agricole o sindacali che possono verificare il rispetto delle regole di giustizia sociale e ambientale nell'ambiente in cui vivono. Un'idea, questa, che integra, se vogliamo, quella di Gruppi di Acquisto Solidali: gruppi di persone che scelgono produttori locali, soprattutto piccoli, che sono rispettosi delle condizioni di lavoro e dell'ambiente. Sarebbe questa una risposta precisa alla Grande Distribuzione Organizata che ha contribuito a lacerare il nostro tessuto cittadino, di cui ho parlato nel post precedente. E che poi ben si sposerebbe con la pasta fatta in casa, con il pane fatto in casa, i biscotti fatti in casa che in alcune nostre famiglie ancora si fanno. Speriamo ancora per molto.

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categorie: ambiente, economia, buone notizie, consumo critico

Chi sono

Utente: trofimov
Nome: Giuseppe Vitale
Dopo aver studiato a Roma la storia della "gente che fa la storia" ho conosciuto il papà di tutte le maschere della commedia dell'arte: lo Zanni. Nel 2003 ho partecipato al film L'amore ritorna con la regia di Sergio Rubini. E poi, in un seminario, ho conosciuto Dario Fo. Nel 2005 mi sono laureato in lettere e l'anno dopo ho conosciuto la figura del clown. Ora mi esercito nell'improvvisazione teatrale. Come Trofimov, ne Il Giardino dei ciliegi, mi sento sbattuto dal destino ma con il presentimento della felicità futura.

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