Esiste un signore che si chiama Mauro Lupi e che è il presidente di AdMaiora, una società con sede a Roma e uffici a Milano e San Francisco e che si occupa di pubblicità online: è un'azienda leader in Italia e tra le principali in Europa. Questo signore quando c'è la pubblicità in televisione si alza e va a fare la pipì oppure guarda le email, come ha scritto oggi. Io mi chiedo cosa fa allora quando trova la pubblicità su qualche sito internet... una sega? Di sicuro non si metterà a fare click su quei fastidiosi banner che ancora campeggiano su troppi siti. Uno dei più fastidiosi, ad esempio, è quello del giornale La Repubblica: qui addirittura prima di vedere un articolo ti devi sorbire dei secondi interminabili di pubblicità. Io i banner ormai li blocco con AdBlock Plus. Aaaaaaaahhhh come vorrei avere un'agenzia di pubblicità e guadagnare montane di soldi con una cosa morta e superata come la pubblicità. Ormai la gente la evita come la peste. E quei geni di pubblicitari che ti fanno? Le tentano tutte. Ad esempio ti bloccano il tasto che impedisce di non registrare la pubblicità sul videorecorder. Ma chi ci fa più caso più all'advertising? E' troppo invasivo, ormai viviamo nella babele delle insegne, dei cartelloni, degli spot, dei banner, dei volantini.... Mi permetto due consigli per le imprese che vogliono sopravvivere:
Sono andato a dare un'occhiata, ieri pomeriggio, a Tuttaunaltracosa - Solidaria, la fiera nazionale del commercio equo e solidale che quest'anno si è tenuta a Galatina (Lecce). Un bell'azzardo realizzare una fiera così di nicchia e che ha bisogno di essere allestita in grandi città per avere un po' di frequentatori in una piccola cittadina del Salento. L'impressione per me salentino, che ho fatto 75 km per arrivarci, è stata quella di chi si stava recando in un posto isolato, non agevole da raggiungere per via della cronica mancanza di segnaletica in tutto il Salento aggravata da alcuni lavori di rifacimento delle strade. Non oso immaginare cosa ha provato chi arrivava da più lontano. Eppure gli infaticabili operatori venuti dal centro, dal nord Italia e persino dall'estero erano lì con tutto il bagaglio di giustizia sociale che il commercio equo (CE) porta sempre con sé. E con tante merci da molte parti del mondo realizzate da lavoratori adulti (e non da bambini) e per cui ricevono il giusto compenso.
Sono stato un po' lontano in quest'ultimo anno dal CE, a partire proprio dalla mia partecipazione alla edizione scorsa di Solidaria quando partecipai come espositore, tenni il mio spettacolo e tenni una lezione-spettacolo sulla decolonizzazione dell'immaginario collettivo. Me ne sono occupato, infatti, per qualche anno gestendo una Bottega del mondo e promuovendo incontri e iniziative. Ma spero di tornare ad occuparmi di educazione alla mondialità attraverso il teatro. Un'idea potrebbe essere fare teatro con gli immigrati. Un'altra decolonizzare le menti e i corpi dei nostri ragazzi nelle scuole come ho già iniziato a fare. E continuare a raccontare la nostra cultura popolare, che ha tantissimo da dire. Non a caso ieri in fiera ho visto una riproduzione della cappella di San Paolo nella chiesa di Galatina dove le tarantate e i tarantati andavano a chiedere la grazia di essere liberati dal morso della taranta.
"I più stupidi fanno più soldi e quelli intelligenti falliscono più spesso". Così Jacopo Fo commenta una ricerca dell'università dell'Ohio secondo la quale il quoziente intellettuale non è determinante per avere successo nella vita. Due sono i fattori che portano al successo gli stupidi mentre gli intelligenti falliscono, secondo Jacopo Fo. Il primo è la semplicità. Gli intelligenti, infatti, tenderebbero a realizzare progetti così tanto complessi da fallire. Gli stupidi invece farebbero dei progetti modesti e realizzerebbero una cosa per volta. Il secondo è l'intuito. Gli intelligenti tenderebbero ad analizzare, valutare e soppesare così tanto da essere sterili. Gli stupidi, al contrario, andrebbero "di pancia" e quindi tendono a realizzare buoni affari grazie al loro intuito, al loro fiuto. Esempio di tutto questo, sempre secondo Fo, sarebbe la sinistra italiana così piena di artisti, cineasti, intellettuali eppure spesso incapace di attuare il suo grande potenziale.
"Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini. Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivò il giorno della gara ciascuna squadra era al meglio della forma, ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro.
Questa mattina Beppe Grillo nel suo ultimo post predica la diminuzione della popolazione in Italia. A suo dire il fatto che il numero di abitanti della penisola si riduca a 50 milioni, ad esempio, non è un tabù. Questo perché ritiene che l'italia è satura di abitanti e che quindi invece di immigrati ha bisogno di flussi migratori verso paese come Canada, Svezia e Australia magari dove l'impronta ecologica (il rapporto tra consumi e popolazione) è migliore della nostra. Che Beppe Grillo sia diventato malthusiano? Che si sia messo cioè a predicare metodi per il controllo delle nascite e magari a giustificare questa teoria demografica che finisice con il giustificare guerre e carestie e che dimentica sia le capacità creative dell'uomo sia la solidarietà? Confesso di essere sorpreso per questo post di Beppe anche perché finisce con il giustificare la chiusura nei confronti degli immigrati, peggio di quanto hanno fatto Bossi e Fini. Quel "comunista" di Giovanni Paolo II ce lo ha ricordato molte volte: il mondo ha risorse più che sufficienti per tutti. E se non siamo generosi, se non diamo la vita e se non accogliamo che ci stiamo a fare al mondo? A questo punto meglio sarebbe per noi estinguerci, come i dinosauri!


Ci sono caporali che sfruttano le braccianti agricole?
In un'azienda ci sono lavoratori in nero? O sottopagati?
Un'impresa produce alimenti o altri beni senza rispettare l'ambiente o la salute dei cittadini?
Ora, chi meglio dei vicini di casa, dei frequentatori dei bar cittadini, di tutti noi in definitiva può conoscere queste situazioni?
E' appunto su un sistema di certificazione basato sulla partecipazione di comuni cittadini che alcune province dell'Emilia Romagna hanno basato il progetto dei "monitori". I monitori sono comuni cittadini appartenenti, per esempio, ad associazioni di consumatori, agricole o sindacali che possono verificare il rispetto delle regole di giustizia sociale e ambientale nell'ambiente in cui vivono. Un'idea, questa, che integra, se vogliamo, quella di Gruppi di Acquisto Solidali: gruppi di persone che scelgono produttori locali, soprattutto piccoli, che sono rispettosi delle condizioni di lavoro e dell'ambiente. Sarebbe questa una risposta precisa alla Grande Distribuzione Organizata che ha contribuito a lacerare il nostro tessuto cittadino, di cui ho parlato nel post precedente. E che poi ben si sposerebbe con la pasta fatta in casa, con il pane fatto in casa, i biscotti fatti in casa che in alcune nostre famiglie ancora si fanno. Speriamo ancora per molto.